La società degli uomini-mosca

” In principio era il ronzio; il ronzio era presso te, ma non lo sapevi.”

*Applausi*

Un uomo in giacca e cravatta esce dal sipario. Con passo sicuro si piazza al centro del palco. Sul volto, ha stampato un largo sorriso. Gli applausi cessano. Tutto il pubblico lo fissa, in attesa che dica qualcosa di divertente, che riveli a ciascuno di loro il suo segreto, il segreto manifesto in quel sorriso.
Anche l’uomo li fissa, uno ad uno, coi suoi numerosi occhietti. L’uomo, in realtà, è un grosso aracnide.
Sei tra il pubblico. Ti guardi attorno. Osservi molti dei numerosi presenti, uno ad uno. Da qualsiasi parte ti giri vedi solo mosche. Il ragno, a quel punto si fa serio. Dice al pubblico che non è qui per ridere e che in effetti non c’è niente da ridere. Il teatro è una gigantesca ragnatela. Provi ad urlare, ma più urli, più il ronzio in sala cresce, diventa assordante. Ti accorgi che anche il resto dei presenti sta urlando. Ti fermi a pensare lucidamente. In sala ci sono un migliaio di uomini-mosca come te. C’è circa lo 0,1% di possibilità che quel giorno verrai divorato. A quel punto il ragno riprende a sorridere e si dirige verso la scaletta. Scende giù dal palco. Cammina a passo sicuro. Sembra che guardi nella tua direzione. Cominci ad agitarti. Ancora pochi passi e…. è davanti a te. Il ronzio assordante cessa di colpo. Quel giorno il resto dell’ audience non verrà divorata, tanto vale godersi lo spettacolo. Gli uomini-mosca cominciano ad incitare il ragno. Vogliono che ti massacri. Hanno pagato per essere lì.
Il ragno dice:

– “ Spero tu possa perdonarmi. Sto solo recitando la mia parte, come da copione.”

– “ Verrà il giorno in cui persino a me sarà richiesto di starmene seduto a godermi lo spettacolo e magari mi ritroverò ad avere la stessa conversazione con un ragno più grosso di me. Ma fino ad allora…….”

A quel punto smette di parlare e si avvicina a te. Senti le sue zanne, affilate come cesoie, iniziare a dilaniarti.
Sequenze di immagini di una vita che ti è ormai indifferente, scorrono davanti ai tuoi occhi, ai tuoi migliaia di piccoli occhi. In sottofondo, gli applausi degli uomini-mosca, soddisfatti.
Il ragno sale sul palco ed esce di scena. Il sipario si chiude.
Qualcuno tra il pubblico si alza in piedi, è in visibilio. Chiede il bis. Dopo qualche minuto un altro uomo compare sul palco, diverso dal precedente. Sta sorridendo. Tutti lo fissano. I suoi numerosi occhietti ricambiano gli sguardi.

-“ Lo spettacolo è finito per questa sera signore e signori.”

– “ Vi aspettiamo domani alla stessa ora. Spero vi siate divertiti.”

Fa un inchino, poi esce di scena.
Uno ad uno, gli uomini-mosca si dirigono verso le uscite del teatro. Chiacchierano tra loro. Commentano lo spettacolo.
La fuori, montagne di sterco a perdita d’occhio, ordinate in pile gigantesche, secondo un criterio prestabilito. E’ ora di cena. Molti, vanno ad arrampicarsi agilmente sopra di queste. Altri, tengono sotto controllo le larve. Quest’ anno le nascite sono aumentate. Come da molti anni del resto. Gira voce che i ragni, invece, stiano andando diminuendo. Ma quelli sorridono. Non ci si fa caso.
Il sole sta tramontando e un’altra giornata, uguale alle altre, sta volgendo al termine nella società degli uomini-mosca. E’ sempre stato così, fin dall’ alba dei tempi: I ragni infestano i teatri, le mosche vanno a guardarli. Qualcuno viene divorato, molti, i più, mangiano lo sterco. Nessuno sa chi ce l’abbia messo lì, nessuno se lo domanda.
L’unica cosa che conta davvero, nella società degli uomini-mosca, è avere qualcosa da mettere sotto i denti, prima che inizi il prossimo spettacolo.

Fine

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